Corriere Sestrese Gennaio 2004


La principessa Sissi in gita al monte Gazzo

Una curiosità ormai sepolta nelle lontane cronache dell'epoca: la visita di Elisabetta d'Austria a Sestri Ponente nella primavera del 1893

    Con i colpi di lima inferti dal presunto anarchico italiano Luigi Lucheni contro l'imperatrice Elisabetta d'Austria, il 10 settembre 1898 sulle rive del lago di Ginevra si compiva il tragico destino di una delle più controverse donne dell'800, subito divenuta leggenda. Tormentata, nevrotica, sola, dopo quattro generazioni di miti popolari, film da favola e biografie bestseller vogliamo qui ricordare una curiosità ormai sepolta nelle lontane cronache dell'epoca: la sua gita al monte Gazzo nella primavera del 1893.
    Stando a quanto riportano i dettagliatissimi e un po' pettegoli articoli di giornale, Sissi - in incognita sotto il falso nome di Lady Parker - giunse in treno da Milano nel tardo pomeriggio di domenica 26 marzo alla stazione di Porta Principe. Noleggiata una carrozza, del tutto inosservata raggiunse Ponte Federico Guglielmo dove c'era ad attenderla lo yacht Miramar proveniente da Nizza. L'imperatrice era già a bordo quando arrivarono a Calata delle Grazie i suoi bagagli, ben sessantanove colli sistemati su tre carri.
    I primi due giorni di permanenza in città trascorsero fra visite ad alcuni noti negozi del centro e la cura maniacale del suo fisico perfetto a bordo della nave. Il terzo giorno, martedì 29 marzo, venne organizzata un'escursione nel ponente genovese.
    Verso le 11, vestita con un elegante abito nero, in mano un ombrellino color cenere, assieme alla contessa Festelia e al professor Barker salì su una carrozza scoperta ad un cavallo. La prima sosta fu appena fuori la porta della Lanterna, a ridosso del bastione di San Benigno, per ammirare il paesaggio della cornice rivierasca. Risaliti in vettura proseguirono per Pegli dove giunsero poco prima di mezzogiorno alla Villa Pallavicini. Alle 14 la visita era terminata. Diretta verso Sestri Ponente, la piccola comitiva fece ancora una breve fermata a Villa Rostan, a Multedo, per ammirare il parco di querce secolari ed il laghetto.
    Ripreso il cammino, attorno alle tre pomeridiane arrivarono a Sestri. Qui del proposito di Sissi di salire sulla vetta del monte Gazzo doveva essere giunta notizia, perchè a Palazzo Fieschi dalla mattina stavano armeggiando per trasformare in portantina una comoda poltrona, uno di quei capaci e maestosi "careguin" in cuoio di Cordova che allora attorniavano il salone municipale. Portatori sarebbero stati i "camalli da menna", capitanati dal leggendario "Perrucca", assai noto a Sestri per il suo pugno proibito e per il trasporto del grandioso gruppo ligneo della Decollazione del Maragliano durante la processione delle Casaccie. Nonostante al mattino non si fosse risparmiata, Elisabetta d'Austria - formidabile camminatrice, instancabile e svelta - rinunziò alla portantina preferendo arrampicarsi a piedi fin sulla cima del monte. Fece fermare la carrozza in San Giovanni Battista, dove ad attenderla c'era la guida Francesco Patrone che l'accompagnò fino al santuario, a 421 metri d'altezza. Dall'altura il panorama (parliamo di centodieci anni fa) era davvero stupendo e l'imperatrice - annota fedelmente il reporter de "Il Secolo XIX" che dal suo arrivo la pedinava discretamente come un'ombra - "espresse il suo compiacimento con delle frequenti esclamazioni di jolie! jolie!".
    All'imbrunire Elisabetta fece ritorno a Sestri e da qui, dopo una sosta a Sampierdarena, si fece condurre in salita San Siro nello studio dello scultore Achille Canessa. Giovedì, ultimo giorno trascorso a Genova, fu vista a passeggio nel parco di Villa Gropallo e alla sera sul Miramar ricevette la visita del console generale austroungarico.
    L'imperatrice nei suoi programmi avrebbe voluto fermarsi qualche giorno di più se le fosse riuscito - come era suo desiderio - di passare inosservata. Ma la notizia del suo arrivo aveva ormai fatto il giro della città e nei salotti buoni non si parlava d'altro. Ragion per cui diede ordine al comandante di salpare l'indomani. Il mattino dopo, alle nove in punto, lo yacht imperiale uscì dal porto e costeggiando la riviera di levante puntò deciso verso Napoli, tappa successiva di quel continuo ed inquieto peregrinare. Un moto fine a se stesso, senza una direzione nè un senso, che spinse Sissi a scrivere sul suo diario: "Non si sa che farsi di me perchè vivo al di fuori delle convenzioni. Nulla fa sentire il peso dell'esistenza come il contatto con gli uomini, mentre il mare e le foreste liberano di tutto ciò che è terrestre."
    A ricordare la visita di Elisabetta d'Austria a Genova è rimasta, unica testimonianza, una lapide nel piazzale del santuario del monte Gazzo, murata sulla facciata lato mare del vecchio ospizio dei pellegrini.
    L'iscrizione, dettata sul finire dell'800 da Angelo Boscassi, archivista del Comune di Genova, suona così: "Perchè non cada nell'oblìo - l'Augusta visita qui fatta il 29 marzo 1893 dalla piissima Imperatrice Regina Elisabetta d'Austria Ungheria - alcuni devoti di questo Santuario - posero il presente ricordo".