Corriere Sestrese Aprile 2005


Un interessante patrimonio da salvare: storia, conservazione e riuso

Calcinaie in via di estinzione

di EMILIA PARODI PEDRINA

    Undici fornaci da calce ancora oggi presenti sul territorio di Sestri Ponente. Fin da Medio Evo (le prime testimonianze accertate risalgono al 1197, anno in cui una calcinaia venne data in dote ad una donna sestrse, e al 1214) calcinare si trovavano infatti sulle nostre alture, anzi è addirittura probabile una sfruttamento precedente. Curiosi forni a cupola disseminati tutt'intorno all'area del bric del Gazzo in particolare sotto i versanti sud ed est e tuttora relativamente ben conservati. In essi si ricavava la calce, utilizzata in edilizia fino al 1824 prima del brevetto Portland (calcare + argilla), cuocendo la dolomia triassica del Monte Gazzo, composta da 24 parti di magnesio e 76 di carbonato di calcio. L'attività ha lasciato numerosi toponimi (vedi località Bianchetta, Calcinara, salita vecchie fornaci, Pian di Forno, ecc) il chè in origine si trattasse di un insieme più ampio ridottosi via via sino a raggiungere le attuali 11 unità causa la progressiva urbanizzazione - dal XIX secolo - ha interessato Sestri, inglobando pian piano le calcinaie nel tessuto cittadino.
    Se per la sua natura calcarea e l'ottima qualità della pietra il Monte Gazzo è stato oggetto di attività estrattiva nei secoli, sempre per motivi di comodità di utilizzo le fornaci venivano installate sulle sue pendici in prossimità del luogo di estrazione del calcare. Ma com'erano le calcinaie di Sestri ? La maggior parte delle unità produttive era composta da una fornace e casa attigua con magazzino. Edifici poveri destinati anche ad abitazione del fornaciaio che in genere non era il proprietario, ma aveva la calcinaia in locazione.
    Sfruttando il dislivello del terreno le fornaci si addossavano quasi tutte al pendio allo scopo di facilitare le operazioni di carico e beneficiare dell'isolamento termico necessario ad ottenere una perfetta cottura della calce, mentre le abitazioni, spesso collegate tramite un vano coperto, erano edificate sia in piano che in pendio a seguire l'orientamento di ciascuna calcinaia.
    L'impianto tipo che caratterizzava tutte le unità produttive di Sestri era costituito da un vaso a pianta circolare che si sviluppa verticalmente creando una struttura cilindrica chiusa da una pseudovolta (diametro 4 - 6 metri, altezza 8 - 12 metri), sormontata da un camino, con all'interno un anello di rilasciamento. Aperture nella parte alta - di solito tre - facilitavano le operazioni di carico in quanto si potevano raggiungere agilmente dal livello superiore addossato alla montagna. Porta Maestra veniva chiamato l'unico accesso aperto alla base della fornce, mentre esistevano al di sopra bucature minori e sfiatatoi.
    Elemento caretterizzante di ogni calcinara era il camino, posto alla sommità della pseudovolta, di forma sempre diversa. La tecnica muraria utilizzata per l'edificazione delle fornaci e delle case annesse era di tipo "disordinato"senza alcun ordine apparente nella disposizione delle pietre; un sistema costruttivo utilizzato a Genova a partire dal 500 fino ai primi dell'800. I boschi destinati all'alimentazione delle fornaci da calce erano in particolare quelli del Bric Tejolo nell'allora comune di Borzoli e quelli limitrofi al comune di San Giovanni Battista. Sull'attività estrattiva erano poste gabelle e già nel 1447 il Doge di Genova concesse al rettore della chiesa di San Giovanni Battista l'applicazione del dazio sui prodotti delle fornaci da calce che in seguito venne esteso anche al consumo della legna da calcinara.
    Dal 1777 poi, in epoca napoleonica, il dazio sulla produzione di calce fu uno dei maggiori introiti del comune di San Giovanni. Dal 1863 la gabella venne trasformata in dazio comunale sul consumo della legna e del carbone da pagare al comune di Genova, in base alla capienza di ciascuna calcinara nella proporzione di 5 centesimi per ogni quintale di legna.
    Fin qui la storia. Ma "archeologia industriale" non significa solo ricerca e studio, bensì produzione di idee e progetti al fine di conservare e riutilizzare i vecchi insediamenti produttivi. Che da "avanzi inutili" di un'epoca lontana divengono così edifici da guardare con occhio diverso per scoprirne il valore tecnico ed artistico, puntando ad un tipo di conservazione "dinamico" che privilegi il riuso con funzioni differenti da quelle originarie. Ecco allora alcuni studenti del Corso di Composizione architettonica 2003 - 2004 della Facoltà di Ingegneria individuare interventi (su 7 delle 11 fornaci di Sestri) di recupero delle calcinaie e proporre un percorso pedonale che le tocchi tutte, evidenziando le varie fasi dell'antica lavorazione della calce. Ciliegina sulla torta l'allestimento di un museo a Panigaro.
    Esercitazioni o futura realtà ?