Corriere Sestrese Giugno 2005


Poco, ma buono: quando si valorizzavano le scarse risorse del territorio

Le antiche miniere del Monte Ramazzo

Scavi avari di minerali, ma motivo di autonomia per Sestri i una volta. Fecero gola agli abitanti di Murta che se ne impossessarono con le armi.

    Da buoni liguri non solo non si butta via niente, ma si sfruttano al massimo le poche risorse che la natura mette a disposizione: questa era anche la filosofia con la quale, fin dal medioevo, ci si rapportava con il territorio. E le striminzite miniere di rame, ferro e vitriolo visibili nei luoghi tra Borzoli e Scarpino ne sono tutt'ora una testimonianza.
    Facendo parlare le raccolte degli antichi atti notarili, si sa che fin dalla fine del medioevo si davano concessioni per sfruttare i minerali di rame e di ferro presenti al Monte Ramazzo; siamo poco sotto al Bric Tejolo e alla strada della discarica di Scarpino, alle spalle di Santa Maria di Cassinelle nella valle del Chiaravagna: qui c'è un piccolo e insolito affioramento di minerali di rame e di ferro, coltivati faticosamente fino a quasi un secolo fa per avere un po' di autosufficienza nella produzione di chiodi e non dover dipendere da altre zone per l'acquisto del metallo. Sempre le rocce del Monte Ramazzo erano ambite perchè, frantumandole e immergendole in acqua, permettevano di produrre il vitriolo o "sale inglese", ottimo purgativo dal sapore amaro. A proposito di questa risorsa e della storia del suo sfruttamento si sa che un tale Felice Morando diede inizio alla produzione di questo tipo di sale che, essendo uno dei medicinali di largo consumo, era oggetto di una certa richiesta da parte della popolazione: per tale motivo il Monte Ramazzo divenne molto prezioso per la comunità sestrese, che prima della scoperta di questo minerale sui propri monti, poteva acquistare il vitriolo solo importandolo dall' Inghilterra.
    L'attività, avviata almeno dal 1700, rese autosufficiente Sestri per la produzione di questo prodotto, ma cominciò a fare gola ai centri abitati vicini, tanto che, nel 1797, quando la famiglia Doria possedeva la miniera, i cittadini di Murta se ne impossessarono con le armi, approfittando del vacante Governo Genovese causa disordini rivoluzionari.
    A inizio '800 il giacimento ritornò in possesso dei legittimi proprietari e si sa che la questione finý davanti ai tribunali con la Parrocchia di Murta contro i Doria: questi ultimi vinsero la causa, visto che al 1827 il giacimento era posseduto dagli eredi di un certo Ambrogio Doria, i quali la diedero in concessione ad un certo Alberto Ansaldo di Sestri.
    Un'altra risorsa locale era la piccola miniera di argento in una zona presso Borzoli che era coltivata da prima del 1610, anno nel quale è citata da G.A. Magini nel suo elenco delle miniere in Liguria: lo studioso afferma che il giacimento era coltivato già da molto tempo, segno dello sfruttamento fino all'esaurimento di un minerale doppiamente prezioso: innanzitutto si trattava di argento, ma poi era anche disponibile dietro casa e non lo si doveva andare a comprare altrove; sempre secondo il Magini anche nel Monte Gazzo si potevano trovare minerali di rame e di vitriolo, oltre alle famose e ben più ricche cave di calce.