Corriere Sestrese Novembre 2005


Il toponimo Fossa Luea testimonia la presenza di bestie selvatiche

Lupi e briganti tra Scarpino e il Rio Ruscarolo

    Sembrerà strano parlare di lupi e orsi sulle nostre alture, quando oggi vi incontriamo al massimo gualche lucertola impaurila, se non addirittura in fase di mutazione, viste le vicende ambientali del luogo; però, fino a meno di due secoli fa, chi si avventurava sulle colline di Scarpino poteva fare brutti incontri. Probabilmente uno di questi luoghi era la località Fossa Luea che oggi è nota non tanto per i lupi bensì per le mangiate o come ipotetico sito di un inceneritore, ma la testimonianza di quello che era un tempo rimane nell'origine del suo nome.
    In generale sul problema delle belve nella zona ci dice molto un documento del XIX secolo. Siamo nel 1819 e una circolare della Regia Segreteria delle Finanze datata al 10 settembre viene ricevuta dal sindaco di Sestri Ponente; con questo documento vengono fissati i premi da accordare a chiunque dimostrasse di aver ucciso una delle belve che infestavano le campagne. Se ne descrivono anche minuziosamente le varie tipologie:
    per esempio per una lupa definita "pregnante" la taglia era di lire 100, per un lupo adulto o per un orso si scendeva a lire 50, mentre per un "lupicino" si pagavano lire 25. L'animale ucciso doveva essere portato personalmente dal cacciatore al sindaco competente in presenza di due testimoni che deponessero sull'identità del predatore; il primo cittadino, assistito dal segretario del comune, riceveva la deposizione, la faceva sottoscrivere dall'interessato e dai testimoni conservandola egli stesso, con una succinta descrizione dell'animale e dei suoi segni particolari. L'occasione era tanto rara ed eccezionale che il cacciatore non doveva trovare difficoltà a recarsi, immediatamente dopo, alla Regia Intendenza di Finanza e presentarvi il certificato del sindaco assieme all'animale ucciso per poi incassare la ricompensa.
    Poco più in basso di Fossa Luea, nel fondovalle di Borzoli, esisteva poi una località chiamata "il bosco del fringuello" posta nella valle del Rio Ruscarolo, proprio sulla vecchia strada che da Sestri conduceva in Valpolcevera attraversando Borzoli. Tale luogo era un tempo il posto preferito dai banditi per nascondervisi e aspettare che qualche sfortunato viandante si avventurasse per quei paraggi. Questa attività di rapina era particolarmente attiva negli anni che vedevano il territorio di Genova occupato più volte da truppe straniere: siamo nel XVII secolo e per sradicare la presenza dei banditi, al capitano Giacomo Squarciafico venne l'idea di innalzare nel "bosco del fringuello" una stele marmorea con l'immagine della Madonna della Misericordia, con tutta probabilità per invocare l'aiuto della Vergine; la stele fu solennemente collocata il 17 aprile 1702, ma l'afflusso di devoti fu tale che le autorità dopo solo tre mesi ne proibirono il continuo pellegrinare: si era risolto il problema dei banditi, ma se ne era aperto un altro. Dopo molte controversie, per eliminare il problema di ordine pubblico sull'importante arteria stradale, la stele fu collocata nel 1706 nella chiesa di San Lorenzo al Priano.